Un breve profilo sul lavoro e il metodo di Arte Terapia di Anne Denner
La ricerca della Prof.ssa Anne Denner, una caposcuola dell’arte terapia, è iniziata dall’insegnamento scaturito da maestri come il Prof. Henri Wallon, dal quale ella aveva imparato l’arte dell’osservazione senza pregiudizi a priori, i metodi clinici legati alla ricerca, la ricerca affiancata dall’esperienza clinica e il concetto di uomo immerso nel proprio contesto geografico, psicosociale e culturale e del Prof. De Ajuriaguerra che aveva condotto una ricerca sui bambini e le loro difficoltà e disfunzioni scolastiche presso l’ospedale Henri Rouselle (Parigi). La Denner affiancò il Prof. De Ajuriaguerra studiando il gesto e la traccia e introdusse la pittografia per una rieducazione alla scrittura. Questa ricerca avvalorata dall’esperienza ha dato origine a un suo metodo nel campo dell’arte terapia, ovvero ad un insieme di regole e principi che ci permettono di raggiungere determinati risultati attraverso lo sviluppo della conoscenza di una disciplina.
Il lavoro di Anne Denner inizia negli anni ’50 nell’area dell’infanzia attraverso una ricerca per indagare le cause del non riconoscimento dell’identità quando viene rappresentata dal bambino attraverso il disegno. Molti sono i lavori che ha condotto sull’infanzia, particolarmente importante è il contributo che ha dato riguardo alla rieducazione alla scrittura nel bambino in età scolare, attraverso le tecniche pittografiche. Queste tecniche, come ha scritto, non escludono la libertà di immaginazione e la creatività e comprendono l’espressione della personalità del fanciullo, il suo corpo: postura e movimento, la composizione e i dati estetici che dal disegno e dalla pittura confluiranno in un secondo momento nella scrittura. Un lavoro che ha comportato una lunga osservazione è stato lo studio del comportamento di bambini dai 6 ai 15 mesi in un asilo nido, in funzione alle variazione dell’ambiente a partire da materiali informali e dai piani inclinati. Una ulteriore ricerca riguardava i bambini dai 15 mesi ai tre anni nella manipolazione della creta per valutare quando emerge l’aspetto simbolico della creatività nello sviluppo del bambino. Anne Denner racconta: ”Per far scaturire questo aspetto simbolico, profondo della creatività umana abbiamo dovuto prima creare un ambiente positivo affettivo, relazionale con tutte le persone che vi lavoravano… Così i bambini si sono sentiti in un “bagno affettivo” molto intenso che ha reso possibile che l’espressione divenisse più profonda e più specifica”. Docente di Psicopatologia dello spazio all’Università di Architettura di Parigi, i suoi studi furono rivolti all’ambiente, all’architettura e ai problemi dell’habitat dell’uomo e a come si può leggere il suo rapporto con lo spazio che occupa. Nel libro che scrisse “L’environnement de l’enfant”, prese in considerazione come i bambini sperimentano il nostro spazio di adulti e ci suggerisce di considerare quali siano le qualità dello spazio vissuto dal bambino, dove gioca, dorme, mangia e lavora, poiché avere una descrizione su come vivono i bambini significa cercare di formare una nuova generazione che potrà essere dinamica e creativa. E’ attraverso un lungo percorso di esperienza di cui sono stati citati solo alcuni punti che si è formato il suo modo di fare arte terapia diventando: il metodo di Anne Denner. Questo metodo trasmessoci direttamente dalla Prof.ssa Denner è la strada maestra da percorrere non in maniera pedissequa, ma con la possibilità di indagare altri domini,così come ce lo insegna l’arte attraverso le parole di V. Kandinski: “Poiché è infinito il numero dei colori e delle forme, sono in pari tempo infinite anche le loro combinazioni e le loro azioni”.
Anne Denner attuò il suo fare-arteterapia presso gli Ospedali Henri Rouselle e la Salpetrière con i pazienti psicotici. Alcuni aspetti che aveva osservato nei bambini li ritrovava, leggermente mutati nel comportamento di questo tipo di pazienti, a causa delle loro istanze regressive o dall’indebolimento delle sovrastrutture culturali, per cui proponendo in maniera metodica le tecniche del disegno e della pittura, aveva constatato l’efficacia di questo particolare trattamento. Il corpo del paziente e la sua ridotta attività psicomotoria, nel corso della sessione di arteterapia, erano al centro delle sue osservazioni ed introdusse una serie di esercizi psicomotori che favorivano una maggiore libertà di espressione e ne miglioravano i lavori.
Lo spazio fisico dove si fa l’arteterapia è l’atelier, un aspetto saliente dell’insegnamento della Denner, in quanto luogo privilegiato, punto d’incontro, crogiuolo, nel quale si favorisce l’espressione. Si vedono quadri o lavori d’arte, si fa una attività artistica, si parla di arte. Anche per l’atelier di arteterapia, Anne Denner ha introdotto il concetto di “bagno affettivo”, un bagno di e nel linguaggio parlato, nell’ascolto del suono e delle parole, nello sguardo e nei colori, nei rapporti corporei di vicinanza e allontanamento tra l’arteterapeuta e il paziente o dei pazienti tra loro. In questo spazio rassicurante il paziente potrà esprimere i propri vissuti; stabilità e sicurezza dipendono dall’ambiente e dalla sua struttura. L’esperienza dello spazio condiziona l’uomo sia culturalmente che in ogni sua azione attraverso una sintesi di apporti sensoriali, visivi, uditivi, cinestetici, olfattivi e termici. La comprensione di comunicazioni silenziose ci fa scoprire i significati dei nostri comportamenti. Gli atelier sono luoghi dove l’oggetto creato prende una forma artistica, si guardano le opere delle le forme, il mondo immaginario e tutto questo favorisce un nuovo sistema di comunicazione: persone con uno sguardo contemplativo, paziente e terapeuta si confrontano entrambi con i colori, l’espressione di emozioni, affetti e ricordi veicolati sul piano simbolico.
Oltre all’intervento nell’area psicopatologica, attualmente l’arteterapia trova la sua applicazione anche in varie fasce d’utenza: dall’età evolutiva ai problemi della terza età, dall’handicap ai problemi socio culturali di devianza e marginalità.
Una formazione efficace e seria è la base per poter svolgere questa attività che coniuga il linguaggio artistico con quello psicologico, anche quando l’intervento è rivolto semplicemente a persone che desiderano cercare una propria libertà di espressione e di creatività.
Liana Malavasi

